Viviamo in un tempo in cui la velocità ha preso il posto della profondità, e il rumore sembra soffocare il silenzio della riflessione. È l’epoca dell’eccesso, delle informazioni che si contraddicono, delle scelte compiute in fretta e spesso senza consapevolezza. In questo scenario frammentato, più che mai è necessario recuperare la virtù del buon senso: non un sapere tecnico, non un calcolo materiale, ma la saggezza silenziosa che nasce dalla coscienza.
Il buon senso è ciò che distingue l’essenziale dal superfluo, che rende lucido il giudizio, che illumina il cammino anche quando ogni direzione sembra confusa. Senza di esso, persino una scelta scontata diventa ardua, e il passo più semplice rischia di trasformarsi in smarrimento. Il buon senso è il sole interiore che non abbaglia, ma rischiara.
Per onorare questa virtù, troppo spesso dimenticata ma indispensabile, nasce il Premio al Buonsenso. La sua forma è una bussola in bronzo, simbolo eterno di orientamento. Ma questa bussola custodisce un segreto: il suo ago non si piega al Nord, come tutte le bussole. Il Nord, infatti, rappresenta la direzione tecnica, materiale, scontata: un punto fisso che guida i viaggiatori, ma che non può rappresentare la profondità del sentire.
L’ago del Premio al Buonsenso cerca invece l’Est, là dove sorge il sole, dove ogni giorno la luce rinasce e dissolve le ombre. È da lì che giunge la chiarezza, è lì che si rinnova la vita.
Così come il sole non indica soltanto una direzione, ma dà senso e respiro a tutto ciò che illumina, il buon senso non nasce dalle regole rigide, ma dalla coscienza viva che sa rinnovarsi.
Il buon senso è misura, è equilibrio, è rinascita quotidiana. È la bussola della coscienza.
E per questo, l’ago del Premio al Buonsenso non si abbandona al Nord, ma prima cerca l’Est: perché lì si manifesta l’alba interiore di ogni consapevolezza.